- Ciao a tutti, siamo qui con Moshe Talmon, PhD alla University of Pennsylvania,
psicologo, psicoterapeuta, si è formato presso il Children's Hospital
di Philadelphia con Salvador Minuchin
e ha lavorato sei anni al Kaiser Permanente di San Francisco, dove ha "scoperto",
possiamo dire, la Terapia a Seduta Singola.
Oggi insegna e fa consulenza in università e
organizzazioni sanitarie in tutto il mondo.
Salve professor Talmon! - Ciao!
Grazie per questa opportunità.
Allora, è pronto?
- Certo!
Allora, in quest trent'anni ha raccontato molte volte
la storia della scoperta della Terapia a Seduta Singola,
quindi vorrei chiederle qualcosa di specifico, alcuni dettagli di questa storia.
Ad esempio, quando ha chiesto a 200 persone perché fossero venute per una sola seduta,
da circa il 78% ha ricevuto questa risposta: "Sono venuta una sola volta perché sto bene,
un seduta è stata sufficiente per me".
Quale è stata la sua prima impressione, i suoi primi pensieri?
- Allora, quando ho riscontrato questi risultati nella mia pratica,
in un certo senso è stata una brutta sorpresa, non una bella sorpresa.
Nel senso che prima di allora non mi era capitato nessun cliente che avevo visto solo una volta
e non avevo mai avuto esperienze di drop-out nella mia pratica di psicoterapia.
Tutte le persone che avevo avuto prima in terapia
collaboravano, venivano con regolarità.
Pensavo che solo il processo esplorativo richiedesse varie sessioni,
figurarsi la terapia di per sé.
Quindi all'inizio cercavo di capire perché i pazienti abbandonassero la terapia
dopo una sola seduta, e perché succedeva a me,
che non avevo mai incontrato un fenomeno del genere.
Così ho raccolto tutti i casi di quelli che non erano più tornati
e ho iniziato a chiamarli per capire come stavano.
Mi aspettavo di trovarli o in una situazione peggiore,
o che avessero trovato un terapeuta più bravo di me.
Insomma mi aspettavo che mi avessero sostituito.
Mi ci è voluto un po' di tempo per riconoscere che qualcosa stava succedendo
e mi ci è voluto un po' per trovare il coraggio di richiamarli.
E mi raccontavano delle loro reazioni positive a quel "colloquio esplorativo",
che per me non rappresentava assolutamente alcun tipo di intervento psicoterapeutico,
ma era solo un modo per raccogliere i primi dati sul problema.
E mi sorprese molto che fossero soddisfatti, che i loro problemi fossero stati risolti
o per lo meno migliorati in modo significativo.
Ma soprattutto ero sorpreso che non avessero proseguito
nessuna altra terapia.
La mia reazione iniziale fu di grande sorpresa e incredulità.
Allora chiesi a una persona che non sapeva nulla
a proposito dei casi, proprio nulla di ciò che era successo in
quei casi, di fare i miei stessi follow-up e porre le
mie stesse domande.
E questa persona ottenne i miei stessi risultati.
Dopo essere corso dietro a questi duecento casi,
incontrai il mio staff, il direttore del dipartimento, e condivisi i dati con loro.
Raccolsi le statistiche -perché gli americani sono molto bravi con
le statistiche- e riscontrai che tutto il dipartimento
aveva avuto la stessa quantità di incontri a seduta singola.
Dopo aver discusso con il dipartimento, si unirono a me Michael Hoyt e Bob Rosenbaum,
che lavoravano principalmente con adulti, mentre io mi occupavo di bambini, famiglie
e giovani.
E avviammo uno studio ufficiale.
Per me tutto iniziò trovando prove che non avevo mai visto prima.
- Quale fu la reazione di Michael Hoyt e Robert Rosenbaum
quando ha chiesto loro di unirsi alla ricerca?
- Penso che all'epoca Hoyt si stesse già muovendo
in direzione della terapia breve.
Bob Rosenbaum non credeva che potesse funzionare molto bene,
ma poi fu quello che ottenne i migliori risultati tra noi tre!
Erano curiosi, e io ero in buoni rapporti con loro,
e iniziò a piacerci la possibilità di lavorare insieme,
registrando le sedute, guardando i rispettivi lavori,
facendo delle pause in cui discutevamo i casi.
Era divertente.
E poi riuscimmo a ottenere dei fondi di ricerca per continuare,
e per un anno siamo andati avanti in modo più strutturato e pianificato.
- Le volevo chiedere una cosa divertente.
Nel suo primo libro, Single Session Terapy, -questa è la versione italiana,
Psicoterapia a seduta singola-, racconta che al Kaiser Permanente,
l'ospedale in cui lavorava, le dissero qualcosa tipo:
"Non dire che stai facendo questo tipo di ricerca
in questa struttura, perché non vogliamo essere considerati
il fast-food della psicoterapia."
Quindi la mia domanda è: quale fu la reazione della comunità scientifica
quando pubblicaste questo libro e tu, Michael Hoyt e Bob Rosenbaum
iniziaste a divulgare questa ricerca?
- In tutti i servizi di cui eravamo parte, o nelle organizzazioni sanitarie,
di solito c'erano lunghe liste d'attesa, quindi il nostro interesse principale
era: "Possiamo accorciare queste liste d'attesa"?
E l'opzione, sia per il terapeuta che per il cliente,
di offrire la possibilità di capire cosa si poteva fare
nella prima sessione, penso fosse un'opzione invitante
per alcune organizzazioni.
Direi che i direttori di dipartimento, le organizzazioni, in Paesi come
Canada, Nuova Zelanda, Australia, Inghilterra, volevano che noi insegnassimo loro
cosa fare per potere innanzitutto accorciare le loro liste d'attesa.
Personalmente non mi interessava solo compiere un servizio in modo immediato,
o che comportasse meno tempo di attesa per il paziente
prima di entrare in terapia: ero molto più interessato a fare sì che
ogni singola seduta fosse significativa, e mi interessava
non tanto creare il fenomeno del drop-out, ma piuttosto una situazione in cui vincono
tutti.
Insomma mi interessa che sia il cliente, sia il terapeuta,
siano pronti per un primo incontro, e se poi il cliente vuole o ha bisogno di
continuare, mi interessa che lo possa fare,
e che entrambe le opzioni siano possibili.
Si procede una seduta alla volta.
E se questo problema richiede dieci sessioni, va bene,
se ne richiede una, o cinque, va altrettanto bene.
La nostra scoperta principale è stata non solo che la seduta singola è la più
comune, significativa, ed efficace,
tra tutte le lunghezze, ma abbiamo capito anche che la gente è molto
meno portata a terminare una terapia, se si usa questo
tipo di approccio.
Si dà loro l'opzione di proseguire oppure di fare un incontro per volta,
creando in un certo senso, tra terapeuta e cliente,
un contratto che sia vantaggioso per entrambi.
Per alcuni si trattava di una forma di terapia breve,
per me era più che altro rendere ciascuna seduta importante,
essere presente, fare del mio meglio, e rispettare il fatto che spesso alle persone
basta la prima seduta, e non hanno bisogno di creare con te
un piano terapeutico regolare, per proseguire in un percorso insieme.
Quindi… le reazioni furono diverse.
Alcuni erano scioccati da questi risultati, altri li abbracciarono in maniera molto più
creativa di quanto avessimo fatto noi.
Ad esempio, un gruppo lavorava in Australia, altri in Canada, e negli Stati Uniti,
in genere nelle cliniche walk-in.
E quella è una forma di Terapia a Seduta Singola
ancora più pura di quella proposta da noi.
Ma per quanto mi riguarda la questione non è rendere la terapia più
lunga o più corta.
Il punto è renderla efficace ed essere presenti, utili
e rispettosi delle scelte dei clienti.
-Mi pare che tutto questo sia molto attuale.
Forse la Terapia a Seduta Singola oggi è anche più attuale di 30 anni fa,
per via dei cambiamenti della nostra società,
o dei sistemi sanitari.
Quali sono secondo lei i benefici che il terapeuta può ottenere
utilizzando il modello della Terapia a Seduta Singola
nel suo lavoro?
- Penso che permetta al terapeuta di rendere molto più creativa,
ricca e flessibile la sua pratica.
Gli permette di fare una cosa che io considero molto importante
per chiunque faccia psicoterapia:
la psicoterapia in un certo senso
è un lavoro minimale, da costruire; cioè, tutto quello che ti serve sono due
persone che si incontrino e che dialoghino.
Non serve molta attrezzatura, non servono lunghi procedimenti,
e quindi penso che ricorrere a questo tipo di pratiche
renda le terapie più creative,più fruttuose, e che diano un'esperienza molto molto più
ricca di quanto fosse in origine.
Sai, in passato vedevo le persone loquaci, sensibili,
con una acuta mentalità psicologica, che si comportavano come me.
La Terapia a Seduta Singola mi permette di incontrare persone
che non avevano mai concepito di vedere uno psicologo,
e ora invece ci vediamo apertamente, liberamente, felicemente,
e mi sottopongono molte sfide, cercando di capire cosa potrebbe funzionare
con persone che altrimenti non considererei nemmeno
come possibili candidati per la psicoterapia.
- Infatti, penso che la prima impressione, il primo pensiero che può venire in mente
è che con la Terapia a Seduta Singola si avranno problemi di soldi,
perché si vedono i clienti solo per poche sedute.
Ma c'è sempre un'altra storia, un'altra realtà, perché, ad esempio in Italia,
- non so come sia in Israele o negli Stati Uniti -
ma in Italia, circa l'80% delle persone con "malattie mentali",
usiamo questa definizione, semplicemente non va dallo psicologo o dallo
psicoterapeuta.
- Sono d'accordo.
- E penso che una delle ragioni è che pensano che staranno in analisi per
molti anni, o che spenderanno molti soldi,
o forse, semplicemente, non vogliono fare così tante sessioni,
ma vogliono solo risolvere un piccolo problema; o magari hanno una domanda
e vogliono parlare con qualcuno.
Quindi è anche vero che è possibile raggiungere persone
che di solito non vanno in terapia.
- Esatto.
Non conoscevo questi dati, e in Israele e negli Stati Uniti
riguarda circa il 50% delle persone che hanno seri problemi psicologici,
in qualunque tipo di terapia, per tutti i motivi che hai appena detto.
Pensano che costi troppo, che sia troppo lungo; pensano che li renderà degli psicotici,
e che li farà impazzire, e cose del genere.
È anche vero -e lo vedo quando lavoro privatamente,
dove si paga una cifra giusta tarata sulla singola seduta-
che ho molti più uomini, mentre nelle terapie a lungo termine
vedevo principalmente donne.
E infatti le donne sono più disposte a parlare del problema,
sono più loquaci, più attente, e la psicoterapia si adegua meglio
al loro modo di comunicare.
Quindi ora vedo molti più uomini.
Sicuramente vedo persone che hanno problemi più intesi,
più seri di quanto vedessi nelle mie terapie lunghe.
E penso che la cosa più importante per me non sia solo quella.
È vero che non riuscivamo a raggiungere l'80% delle persone
che avevano bisogno del nostro aiuto, o almeno il 50% in Israele,
dove c'è una grande quantità di terapeuti qualificati da cui andare,
e da cui comunque le persone non vanno.
E penso che ci sia anche un'altra cosa da tenere in considerazione,
chiamata sharing economy.
Persone che non hanno mai usato un taxi possono ora spostarsi usando Uber.
Persone che non si potevano permettere un albergo
adesso usano Airb&b, e alloggiano a casa di altre persone.
La tecnologia ci permette di entrare in contatto gli uni con gli altri
in modo molto più facile ed economico, e credo sia importante tenere presente
che non deve succedere per forza via Skype,: può succedere faccia a faccia.
E la maggior parte di quei servizi funzionano uno alla volta:
scegli una persona che ti porta da un posto A a un posto B;
scegli una bella casa dove stare quando visiti Roma;
e non ci tornerai più, ma comunque è un incontro significativo.
Sto facendo solo un semplice esempio dei molti modi con cui è possibile raggiungere
più gente ed essere disponibili per loro, uno per volta.
- Sì, penso che questa sia anche la ragione per cui le cliniche walk-in e le Single Session
Clinics si stanno diffondendo in tutto il mondo.
Dunque, arriviamo la domanda che molti terapeuti e anche molti clienti
si pongono: come è possibile ottenere
un cambiamento in una sola seduta?
Come è possibile aiutare le persone in un'unica sessione?
- Beh, il processo di cambiamento spesso inizia prima della prima seduta.
Le persone entrano in quel processo quando decidono di prendere un appuntamento.
Quando arrivano alla prima seduta il cambiamento sta già avvenendo.
In secondo luogo, nella prima seduta succede qualcosa che spesso è una grande
crisi, oppure qualcosa di diverso,
nuovo sia per il terapeuta sia per il cliente, e quella cosa permette
al primo incontro di essere efficienti.
La seconda cosa, che è molto importante, è che lavoro ogni giorno senza alcuna aspettativa
di curare qualcuno né in una né in cento sedute:
voglio solo cercare di incontrarli e di essere utile in quella seduta,
e di permettere loro di scegliere come continuare a discutere, lottare e risolvere i loro problemi.
Lavoro con l'idea che le persone cambino tutto il tempo.
Le nostre cellule cambiano, la nostra spina dorsale cambia,
il nostro cervello cambia, e così fa il nostro rapporto con i problemi.
In generale sono d'accordo sul fatto che i problemi esistano
in ogni giorno, in ogni vita, e che non siano sempre curati.
Ma di sicuro credo che i cambiamenti avvengano all'interno di questo processo,
a maggior ragione nella concisione di una seduta singola.
Lo so per certo perché ci sono persone con le quali lavoro da trent'anni.
Capisci?
E le vedo a intermittenza, per una seduta alla volta,
per trent'anni.
Faccio dei follow-up con persone che ho visto solo una volta,
o che vedo a intermittenza, e poi faccio dei follow-up con persone che
ho visto regolarmente, ogni settimana,
e non è detto che ottenga cambiamenti nella vita delle persone
solo perché li vedo con regolarità ogni settimana.
E questo non è per dire che non sto facendo il mio meglio
in ogni singola seduta, è solo realizzare che l'alleanza terapeutica
si può stabilire nel primo incontro, e che le persone continuano a lottare,
ad affrontare i loro problemi per tutta la vita, con o senza terapeuta.
Sicuramente cerco di essere il più d'aiuto possibile
e con le persone che mi daranno la possibilità di vederle trecento volte
, sicuramente mi staranno simpatiche,
le potrò conoscere meglio, svilupperò una conoscenza più intima delle
loro vite, ma trovo che non necessariamente
potrò essere più d'aiuto per loro.
- Penso che spesso il problema sia un problema di costrutti, sai?
Se credi fortemente che in una seduta non puoi fare nulla,
nemmeno stabilire una buona relazione, allora probabilmente sarà così.
Ma non ha niente a che vedere con la natura del cambiamento,
bensì ha a che vedere con il fatto di crederci.
- Si!
Per me è un tipo di erogazione del servizio e un tipo di forma mentis.
E se accetti queste forme mentali, e non le vedi come qualcosa che non ti permette
di conoscere le persone in un tempo più lungo,
o lavorarci per tanto tempo, ti permette di accettare il fatto che
quando due persone si incontrano, specialmente se si incontrano per la prima
volta, si verifica qualcosa di molto potente
in quel primo incontro.
E se qualcuno guarda la propria storia -come si è innamorato, come ha fatto per
caso le sue scelte di carriera-
può realizzare che molte volte, nel corso delle nostre vite,
delle cose molto importanti ci succedono nel giro di secondi,
di minuti, al massimo un'ora.
Per la maggior parte sono cose inaspettate.
Quindi non inizio più una seduta con l'aspettativa che le persone vengano una sola volta,
o non chiedo loro di firmare un contratto con me
solo per una seduta, ma entrambi i casi.
Ho la possibilità di vedere la metà di loro felicemente per una seduta,
e di vedere l'altra metà di loro per una terapia
intima e continuativa, e magari, poi, anche privatamente,
tutto questo si bilancia.
Ho parecchie persone che possono permettersi di vedermi regolarmente,
e ne ho parecchie che vedo una volta sola e penso di essere loro utile.
Faccio dei follow-up, sanno che possono sempre tornare:
alcuni lo fanno e molti di loro no.
In sostanza, penso ci voglia una certa forma mentis
e una certo tipo di "erogazione del servizio": "Sono qui, farò del mio meglio oggi
per trovare quello che può essere utile a te
in questo preciso momento" e chi vivrà vedrà.
Per come la vedo io, uno può vedere tutto questo
solo come una modalità che porterà al drop-out, o una forma che non permette di capire abbastanza
del cliente, o qualcosa per chi non ha abbastanza tempo
o soldi.
Ma se invece la vedi come te l'ho descritta, allora capisci che molte persone attuano dei
cambiamenti significativi nel corso di una sola seduta.
Ieri era il Giorno della Memoria israeliano, e ho incontrato un comandante dell'aeronautica
israeliana, ed è un pilota da combattimento di F15,
un aereo molto complesso da pilotare, ok?
Lui è un giovane di grande talento.
Venne da me dieci anni fa dicendo: "Ho paura di volare, non ci riesco più,
temo che non sarò più in grado di pilotare un aereo."
All'epoca era un po' incasinato: aveva molta paura di vedere uno psicologo
perché, sai, lui è "l'israeliano alfa".
Sai, se sei un "israeliano alfa" d'elitte, allora non puoi vedere lo psicologo, sei troppo
orgoglioso.
Invece abbiamo avuto una seduta.
E ieri si è avvicinato e mi ha chiesto se me la ricordavo.
Io ho detto: "Certo che me la ricordo, perché eri in un gran casino.
Quel periodo era una tale tragedia per te che tutta la tua vita ti sembrava allo sbando".
E lui mi ha raccontato come quella sessione avesse cambiato la sua vita
e come ora è stato messo a capo di una delle migliori squadriglie di piloti
israeliani.
Mi ha raccontato di come stia avendo un'incredibile carriera e di quanto ami volare.
E io gli ho detto: "Ascolta, né tu né io potevamo immaginare di incontrarci
dieci anni dopo e che tu stessi così bene dopo a quella seduta,
perché quell'incontro fu un caos totale".
- Wow!
Fantastico!
Allora, un'ultima domanda: secondo Moshe Talmon,
qual è l'ingrediente segreto, il più importante, per fare una buona Terapia a Seduta Singola?
- Beh non penso ci sia un segreto.
Il punto è rispettare, amare, e confidare in ogni persona che incontri.
E se sei capace di comunicare quella trasmissione reciproca
quando incontri una persona per la prima volta, e sai che non sai molto di quella persona,
puoi comunicare quella fiducia, perché sta male, è allo sbando,
depressa, demoralizzata, ansiosa, non c'è molta speranza nella sua esperienza.
E nel corso della seduta tu puoi essere, in modo affidabile e professionale,
la ragione per cui continua e trova la sua strada.
È un trasferimento di fiducia che esiste in molte forme di psicoterapia,
nella psicoterapia positiva, nella psicoterapia ericksoniana,
esiste persino nella psicoterapia psicoanalitica.
Di sicuro non è un segreto, ma qualcosa che mi ha insegnato a non sottovalutare
le persone, e non pretendere di conoscere le loro risorse,
la loro capacità di adattarsi, di superare problemi
che durante le sedute sembrano insuperabili.
Quindi, quando tieni tutto questo a mente e ti ricordi di comunicarlo al tuo cliente,
anche negli ultimi cinque o dieci minuti della seduta,
beh… questo credo sia il segreto.
- Grazie professor Talmon, è stato un grande piacere e spero che ci
vedremo in giro per il mondo o magari in Italia,
il prima possibile.
- Mi piacerebbe molto visitare l'Italia e incontrare dei colleghi,
per vedere come si può implementare questa pratica nel tuo Paese
e nella tua cultura.
Penso che molti Paesi, oggigiorno, inclusi Stati forti e consolidati come Francia,
Germania, Italia, debbano affrontare problemi economici e sociali,
e dobbiamo capire che abbiamo risorse limitate, e che dobbiamo usarle con saggezza.
E la Terapia a Seduta Singola è uno dei tanti modi di utilizzare risorse,
tempo e soldi con saggezza.
Ti ringrazio molto per il tuo interessamento; la versione italiana del mio libro
è quella con la copertina più bella.
Il libro che mi hai appena mostrato è uscito in molte lingue,
ma questa è la copertina che mi piace di più.
- Sì, è bellissima.
Grazie professor Talmon.
- Arrivederci.
No comments:
Post a Comment